SAPPIAMO “PARLARE” AL CANE?

20. 30-09-15

Quando due specie si trovano a interagire tra loro, ognuna di esse tende naturalmente ad attribuire ai comportamenti dell’altra significati propri: si parla di antropomorfismo se è l’essere umano ad attribuire caratteristiche e qualità umane al cane e di cinomorfismo se è il cane a leggere i nostri comportamenti in chiave canina.

Sul piano del linguaggio, uomo e cane sono molto diversi: esistono differenze di tipo morfologico – apparati sensoriali diversi – e tipo di comunicazionale.

L’esempio più lampante è sicuramente quello del saluto: due esseri umani si avvicinano a testa alta, tendendo gli arti anteriori e cercando un contatto visivo diretto; due cani che si approcciano in maniera corretta curvano ed evitano lo sguardo diretto. Anche l’abbraccio, gesto di amore e di affetto nell’essere umano, può essere interpretato come un segnale di dominanza o un gesto aggressivo se è compiuto da un cane nei confronti di un altro.

A differenza di un cane, il cui mondo è fatto principalmente di odori, l’essere umano predilige una comunicazione di tipo verbale e gestuale. Se da un lato la parola è una nostra prerogativa, dall’altro spesso ce ne serviamo in maniera esagerata e scorretta nei confronti dei nostri amici a quattro zampe. Utilizzare sinonimi, anteporre negazioni ai comandi, ripetere le parole o cambiare il loro ordine sono solo alcuni dei tanti errori che commettiamo. Anche utilizzare un timbro e un volume di voce scorretti può confonderli: urlare al cane che ci sta abbaiando non farà altro che incentivarlo maggiormente (è come se ci fossimo uniti a lui).

A differenza di quanto si pensi, sono sempre i cani a compiere gli sforzi maggiori controllando ogni nostro movimento del corpo: piccoli gesti o sguardi possono avere conseguenze determinanti per quanto riguarda la reazione di un cane nei nostri confronti (ad esempio se inconsciamente usiamo un dito nel comando “seduto”, il cane presterà molta più attenzione a questo che non alla parola stessa).

Inoltre, molto spesso, lanciamo messaggi estremamente confusi ai nostri cani a causa della discordanza dei nostri tipi di comunicazione: se l’espressione del nostro volto contraddice quello che stiamo dicendo con le parole e i gesti, è molto probabile che vadano in confusione (ad esempio se li riprendiamo, ma sorridiamo facendoci conquistare dai loro occhi dolci; o intimiamo di stare giù al cane che ci salta addosso, ma in realtà siamo compiaciuti dalla sua euforia).

Il segreto del successo? Rendere le nostre espressioni coerenti con i nostri linguaggi… Dobbiamo imparare ad essere degli ottimi attori.

Daniel Sebastian Ossino

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